Tapas, la disciplina nello yoga e nella vita

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“Tapas” è uno dei concetti chiave della disciplina Yoga, e rientra nei Niyama ovvero le osservanze e indicazioni da seguire per uno stile di vita yogico. Il termine deriva dal verbo “tap” che significa tra gli altri “bruciare”, “entusiasmo”.

Questo concetto richiama dunque la disciplina, l’austerità ovvero quelle qualità che permetterebbero al fuoco interno di bruciare tutte quelle impurità fisiche, mentali, emotive che non consentono di vivere nel pieno controllo del sè ad ogni livello. “Tapas” evoca dunque il senso di disciplina ma anche determinazione nel bruciare attraverso il fuoco interiore prodotto  dalla pratica, tutto ciò che ci limita perché dissonante con la nostra vera essenza (in tal senso vanno annoverati anche tutti gli stili di vita e abitudini negativi).

“Dalla distruzione delle impurità mediante la volontà cosciente (tapas) si ottiene la perfezione degli organi di senso e del corpo.” (Yoga Sutra 2.43)

È tramite la disciplina nella pratica Yoga e nella quotidianità che si può raggiungere il controllo dei sensi, del corpo fisico e della mente.

Il concetto di “tapas” non va però intenso con accezione di rigidità come la cultura occidentale tenderebbe a ritenere quando si parla di “disciplina”, in quanto infatti essa si può esplicare anche dedicando pochi minuti di qualità al giorno ad una pratica che ci consenta di spogliarci delle nostre  tossine interiori (ad esempio ciò può avvenire attraverso la meditazione).

Quando si interiorizza la disciplina sul tappetino attraverso la pratica Yoga, il salto di qualità,che porterà a far sì che ciò diventi una vera e propria “forma mentis” nella vita di tutti i giorni, dipenderà solo da noi e dalla nostra forza di volontà.

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I buoni propositi per l’Autunno

E  alla fine eccoci ad un altro giro di boa di questo 2019, che ci allontana dall’estate e dalla sua frenesia imponendoci di “tornare a casa” e dedicarci ad un lavoro fatto tutto di riposo e ascolto, così come la Natura ci insegna con l’arrivo dell’autunno.

…ma è davvero sempre così?

Purtroppo no! Con il nostro ritmo di vita a 1000 giri, abbiamo invertito il monito della Natura nostra Madre, assumendo anzi uno stile di vita al rientro delle vacanze improntato più sulla fretta, ansia, impegni a non finire.. . Andiamo così contro l’invito a rivolgere lo sguardo quieto al nostro interno, con l’intento di promuovere un ascolto del sè , uno stato di quiete profondo e sincero.

Ecco che allora il consiglio che vorrei porvi è quello di ascoltare con maggiore attenzione il vostro cuore per comprendere effettivamente quale siano i vostri bisogni..che non saranno di sicuro quelli di correre e sentire il respiro mancare, bensì quello di rallentare e godersi il paesaggio. Lasciare cadere a terra quanto è un inutile orpello per il nostro cammino, così come le foglie gialle e rosse in Autunno.

Ricorda che anche noi siamo figli di Madre Natura e come tali rispondiamo alle stesse leggi di vita di un albero o di un animale.

Un altro consiglio che vorrei porgere è una frase che durante il mio ultimo ritiro estivo ho sentito dire spesso dai miei maestri: imparate ad annoiarvi. Imparate a stare senza far nulla.

Il cuore  (e la mente) vi ringrazieranno.

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Yin Yoga: l’arte della resilienza

Sono tornata pochi giorni fa da un’esperienza meravigliosa e arricchente, un Teacher training che aspettavo impaziente da tempo, e che riguardava una forma di Yoga chiamata Yin Yoga e di cui vorrei parlarvi oggi.

Lo Yin Yoga è una forma (non uno stile) di Yoga creato da insegnanti americani  quali Paul Grilley e Sarah Powers il quale si basa su concetti molto differenti da quelli cui siamo abituati normalmente quando sentiamo parlare di “yoga”.

Essa si basa sulla MTC ovvero la medicina tradizionale cinese e la filosofia taoista. La medicina cinese un po’ come le altre discipline olistiche considera l’universo attraverso le simmetrie e le relazioni in un sistema che considera un unicum integrato. Essa osserva le connessioni tra Macrocosmo (universo) e Microcosmo (uomo) , e l’uomo come Insieme.

La MTC parla di canali energetici chiamati Meridiani che scorrono lungo il corpo e che trasportano il QI, l’energia vitale.

Nel pensiero cinese la nascita del mondo viene rappresentata come un processo in cui, da un totale indifferenziato, si distinguono due opposti in movimento detti Yin e Yang, che danno vita a tutti i fenomeni.

Yin e Yang sono qualità opposte ma complementari, sono termini relativi utilizzabili per descrivere ogni cosa come le diverse pratiche yoga. In generale si puó definire come  Yin tutto ciò che è contemplativo, denso, pesante, profondo, oscuro, freddo, passivo, liquido come l’acqua, femminile. Yang invece è forza, luce, fuoco, movimento, leggero, superficiale, caldo, attivo, maschile. Tutti i tessuti del corpo sono una miscela di qualità Yin e Yang ma in particolare si ritiene che i muscoli  siano essenzialmente Yang mentre i tendini, legamenti, capsule articolari, fascia sono Yin. È proprio sulla base di queste considerazioni molto rilevanti che si distingue tra pratica di Yoga Yang e Yin.

Lo Yang Yoga è quello che è più comunemente praticato, lo Yoga della forza muscolare e della determinazione nel quale l’asana viene praticata con grande attenzione agli allineamenti fisici e con l’intento di stressare  e rilassare il muscolo velocemente. Si tratta di una pratica con ritmo e ripetizione del movimento.

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Lo Yin Yoga invece si concentra sul tessuto connettivo (il tessuto profondo del corpo) che per sua natura è plastico (quindi a differenza del muscolo si deforma e non torna “indietro” come il muscolo). Per poter agire direttamente su di esso è necessario stressarlo e rilassarlo con un’intensità bassa e attraverso un tempo lungo e continuato. È perciò molto utile ad esempio per gli atleti che tendono di norma a lavorare sul tessuto muscolare, ma a livello del tessuto connettivo sono molto rigidi.  Yin Yoga è uno spazio comodo da poterci stare ma non deve portare al completo rilassamento perché comunque deve esserci un intento, uno stress gentile del tessuto connettivo. Nello Yin Yoga si lavora con la muscolatura disattivata e senza porgere lo sguardo sugli allineamenti. In questo senso si rivelano molto utili (anche se non sono obbligatori) soprattutto per chi magari non è molto mobile, i tipici props dello yoga come coperte, mattoni, bolster, cinghie.

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Lo Yin Yoga è lasciare andare. Lasciare andare ciò che osserviamo di noi. È scivolare in profondità nell’ascolto del corpo che cerca con morbidezza la forma, è l’ascolto del sè senza avere fretta di arrivare chissà dove. È l’arte della gentilezza verso se stessi nell’ascolto del respiro che ci accompagna nell’esplorazione. È accettazione compassionevole del nostro Essere (corpo e psiche) volta a risvegliare le parti più Yin del nostro sé fisico, emozionale e psichico.

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Yin Yoga è un viaggio in grado di calmare le nostre acque tumultuose, riportandoci al Centro.

Se sei interessato a sperimentare questa forma di Yoga, Spazio Yoga da settembre 2019 attiva corsi di Yin Yoga in provincia di Padova e Venezia! Stay tuned per scoprire le sedi e gli orari!!

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I falsi miti sugli infortuni nello Yoga

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Quando si parla di Yoga si parla anche e non solo di corpo fisico e del suo muoversi nello spazio del proprio tappetino. Sicuramente Yoga non si limita all’attività fisica ma certo è che l’esplorazione del proprio corpo in movimento, è una tappa fondamentale richiesta per raggiungere i livelli superiori di conoscenza e di consapevolezza, come del resto Patanjali sentenziava, affermando che ognuno degli 8 “scalini/ Angha” dello Yoga deve essere sperimentato e vissuto dal praticante per giungere al Samadhi, e quindi anche la pratica puramente fisica è fondamentale passo verso nuovi spazi di consapevolezza e apertura mentale.

Proprio per queste ragioni è bene comprendere come sia allora importante non sottovalutare anche le possibili implicazioni derivanti da un’attività fisica come quella richiesta dallo Yoga, nella quale spesso se  non sempre, è richiesto di muoversi nello spazio e assumere posizioni che mai nella quotidianità assumeremmo di nostra spontanea volontà.

Desidero quindi condividere con voi le considerazioni salienti sul tema in questione, in particolare concentrandomi sul tema “infortuni”, proprio perchè anche mentre facciamo Yoga possiamo incorrere nel rischio di farci male, per il semplice fatto che stiamo usando e muovendo il corpo. Gli spunti davvero molto interessanti sia per chi pratica da tempo sia per chi è alle prime battute, le ho lette in un articolo molto ben sviluppato nel sito “Yoga International”, piattaforma molto valida in quanto offre informazioni di grande livello sul tema Yoga, per chiunque ami questa disciplina (vi invito a darci un’occhiata!).

1. Lo Yoga è una pratica sicura al 100%

Questa falsa credenza deriva probabilmente da un immaginario collettivo che considera come “Yoga” solo le pratiche più statiche fisicamente come la meditazione o rilassamento, tralasciando tutta quella parte fisica che, come già detto, è parte integrante di questa pratica e come tale va considerata.

Molti infortuni sono cumulativi, ovvero si manifestano dopo tanto tempo: ad esempio alcuni di questi possono verificarsi per l’instabilità di un’articolazione dopo anni e anni di continua iperestensione della stessa.

Se accettassimo che anche lo Yoga può avere un ruolo negli infortuni, potremo avere la volontà di proteggere noi stessi e gli allievi ( se siamo insegnanti) da questi eventi spiacevolissimi . Oltretutto anche gli stessi movimenti che svolgiamo nella vita quotidiana posso avere un’influenza non da poco sugli infortuni accorsi durante la pratica, perciò bisogna essere sempre consapevoli e cauti anche al di fuori della sala yoga.

2. Un’insegnante esperto ed attento non porterà mai ad avere infortuni

Certamente un’insegnante poco esperto e poco sicuro più probabilmente può condurre il proprio allievo a fare errori o addirittura a farsi del male durante la pratica, ma è vero che anche i maestri esperti potenzialmente possono indurre in questo, visto che siamo tutti umani! Nessun insegnante può evitare gli infortuni, ma quello che ogni insegnate DEVE fare è fare il possibile per evitarli, attraverso l’uso di props ove necessario, spiegazioni delle varianti delle asana e tutti gli altri accorgimenti possibili e adatti al caso.

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Ogni corpo è unico, ciò che va bene per un persona non è detto esserlo per tutti gli altri!

Ricordiamo poi la regola d’oro: “Sei responsabile del tuo corpo. Onoralo, e interrompi il movimento quando senti che c’è qualcosa che non va”.

3. Gli allievi con esperienza non si fanno mai male

I principianti o gli allievi più ambiziosi con maggiore probabilità possono incappare in qualche infortunio, ma è vero in ugual modo che anche i più esperti possono farsi male, soprattutto quando si trovano in una fase della loro vita in cui il corpo sta cambiando e dunque si trovano ad avere a che fare con un fisico che non conoscono appieno fin da subito (ad esempio in gravidanza, quando i cambiamenti ormonali rendono lassi i legamenti ed è perciò più facile farsi male se non si pratica correttamente).

4. Se ascolti il corpo, sei in una botte di ferro. Tutti gli infortuni sono preceduti da piccoli segnali di avvertimento

Ascoltare il corpo è sempre un’ottima idea, ma bisogna considerare come non sempre i segnali di avvertimento siano facilmente percepibili. Oltretutto non tutti gli infortuni sono percepibili nell’immediato: ad esempio il dolore lombare può essere avvertito minuti o anche ore dopo il movimento che lo ha provocato. E’ dunque possibile non sentire dolore nei momenti subito precedenti l’infortunio, ma anche non percepire subito nell’immediato l’infortunio in sè.

5. Sono nell’asana con il giusto allineamento- quindi non posso farmi male!

Partendo dal presupposto che, certo si dovrebbe sempre entrare in un’asana con l’allineamento corretto per ridurre di molto la probabilità di infortuni, ma dall’altro lato è vero anche che quando si parla di infortunio, non vuol dire necessariamente aver fatto qualche movimento inopportuno. Infatti è molto più probabile che una persona possa avere un problema fisico preesistente non conclamato, che può “esplodere” a seguito della ripetuta prestazione in una postura fisica che può aiutarlo ad emergere, e ciò si verifica anche nel caso in cui quel movimento viene sempre svolto col corretto allineamento. Viene invece ritenuto molto meno probabile farsi male a causa di un allineamento errato in una postura durante la pratica.

6. Gli insegnanti sanno sempre se qualcuno si è fatto male durante la loro lezione

Sarebbe bello per ogni insegnante poter dire “Nessuno si è mai fatto male alle mie lezioni”, ma come detto in precedenza, siamo tutti umani e quindi, possiamo fare tutti degli sbagli. Inoltre un’insegnante non potrà mai essere consapevole di ogni infortunio dei suoi studenti- per il semplice fatto che il più delle volte gli studenti non dicono nulla.

E’ invece fondamentale informarlo , in modo che l’insegnante possa comprendere cosa e come è successo ed evitare che riaccada.

7. Se ti muovi lentamente, non ti fai male

Muoversi lentamente non è la panacea di tutti i mali, perchè se un movimento non è adeguatamente eseguito, anche il movimento lento può creare danni. Quello che invece il movimento lento può fare, è dare il tempo per notare se c’è qualcosa che non va e fare le dovute correzioni.

Non esiste dunque una formula magica per prevenire gli infortuni nello Yoga così come del resto in tutti gli altri ambiti e nella quotidianità, ma ciò non significa che bisogna evitare di Praticare Yoga, dato che esiste sempre un rischio calcolato a ciò che facciamo. Inoltre è stato scientificamente dimostrato come questa disciplina possa essere di grande aiuto e supporto nella riabilitazione di alcuni problemi fisici, semplicemente però ricordiamoci sempre di praticare con consapevolezza e attenzione.

 

“Shine on you crazy diamond”

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Continua a risplendere,diamante pazzo!

Chi non si è mai sentito fuori posto, giudicato ingiustamente?

Almeno una volta nella vita è capitato a tutti e conosciamo bene le spiacevoli sensazioni collegate.

Continua a risplendere, diamante pazzo!

Non temere di mostrare tutte le sfaccettature del tuo essere, proprio come un diamante, il tuo splendore è la tua complessità, ogni  sfaccettatura del tuo io. Paure e debolezze comprese.

Continua a risplendere, diamante pazzo!

Se senti di avere bisogno di piangere, piangi. Se vuoi ridere, fallo. Se vuoi urlare per mostrare tutto il tuo dolore, allora urla. Liberati e scopri la bellezza di ogni parte del tuo essere.

Accetta i momenti “down” perché sono proprio quelli che ti rendono forte e forgiano per le esperienze future.

Continua a brillare, diamante pazzo!

Non dare peso al giudizio di chi ti guarda dall’alto e deride il tuo modo di fare. Ricorda che chi giudica e offende in realtà ha una bassa autostima e invidia la tua forza di mostrare i tuoi lati fragili.

Vorrebbe essere forte e coraggioso come te, ma ha troppa paura per andare oltre la propria zona comfort.

Continua a brillare, diamante pazzo!

Accogli e accetta i tuoi punti d’ombra perché sono questi che creano gli spazi di luce.

Accogli e benedici i tuoi lati fragili come quelli più forti, perché ti rendono la persona unica e speciale che sei.

Continua a brillare, diamante pazzo!

Per natura umana desideriamo essere parte di un gruppo che ci accetta e ci stimi, e se per non stare da soli è necessario omologarsi alla massa beh, spesso finiamo per commettere l’errore di dimenticarci chi siamo.

Smetti di avere paura di viverti e sperimentarti in tutto il tuo unico splendore!

Sii orgoglioso di te stesso, di ogni cicatrice che hai impresso nella pelle e di ogni ruga del tuo sorriso…

..” Shine on you crazy diamond!”

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Lavanda e Geranio Rosa: gli antizanzare naturali

Ho avuto modo già in passato di raccontarvi il mio amore per gli oli essenziali, che utilizzo ormai da molti anni e che mi hanno dato davvero una grande mano in moltissime occasioni. Queste sostanze sono “l’anima” delle piante, ricche di principi attivi che possono essere molto utili nel caso di piccoli disturbi fisici o di difficoltà emotive.

Oggi desidero parlarvi di due oli essenziali in particolare, in quanto sono una manna dal cielo nel periodo estivo quando siamo bersaglio delle zanzare… la Lavanda e il Geranio Rosa. Entrambi infatti sono ottimi come antizanzare e sono oltretutto essenze con una profumazione estremamente gradevole e avvolgente, quindi risultano piacevoli in diffusione.

Vediamo insieme le loro proprietà più da vicino?

LAVANDA O.E.

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La lavanda o.e. é uno degli oli fondamentali che dovremo sempre avere in casa se amiamo usare le cose naturali, dato le sue proprietà!

È molto utile nel caso di scottature (anche dopo aver preso il sole), infiammazioni, eczema, acne, problemi di pelle, utile nel caso di infezioni virali e nel caso si voglia disinfettare punture di insetti e allontanare le zanzare.

Può essere impiegato anche nel caso di rinite, bronchite, vaginite da funghi.

È molto conosciuta poi per il suo utilizzo nel caso di insonnia, fatica e tensione nervosa, stress, depressione leggera. Inoltre elimina la mancanza di tolleranza e dona apertura mentale.

 

GERANIO ROSA O.E.

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Il Geranio rosa è un olio molto utile nel caso si voglia allontanare qualunque insetto (ad esempio anche le pulci da letto, in questo caso bisogna strofinare qualche goccia sui palmi e passare con vigore le mani su tutto il letto) .

È cicatrizzante, antisettico, cura la pelle grassa, impura e infiammata.

Stimola il sistema linfatico e allevia le smagliature.

Risulta inoltre utile come regolarizzatore ormonale per le donne e riduce il flusso mestruale abbondante.

Il Geranio rosa rafforza la profondità di ragionamento,e ci aiuta ad uscire da situazioni ingarbugliate.

È un leggero antidepressivo come la Lavanda, agisce contro gli shock e può aiutare le persone che non sanno cosa desiderano cambiare della loro vita.

MODO DI UTILIZZO

Nel caso specifico di nostro interesse in questo articolo, i due o.e. possono essere usati in sinergia, mettendoli in diffusione insieme nella lampada ad ultrasuoni (bastano 3/4 gocce per olio).

Qualora si volesse creare invece un “Autan” naturale da mettere sul corpo, consiglio di usarli sempre in sinergia ma veicolati da oli vettore come l’olio di cocco frazionato, olio di mandorla, olio di canapa, olio di riso. In questo caso in 200ml possiamo mettere un totale di 20 gocce.

Consiglio vivamente di controllare, prima del loro uso topico su pelle, di controllare eventuali allergie mettendo una goccia di olio sull’incavo del gomito: se dopo 20 minuti circa la pelle non è arrossata, possiamo stare tranquilli!

Non usare mai oli essenziali a casaccio, soprattutto nel caso di patologie importanti: chiedo sempre prima consiglio al tuo medico di fiducia!

Gli oli essenziali possono davvero aiutare a ritornare nello stato di benessere, ma come tutte le sostanze hanno effetti collaterali non trascurabili, perciò non fare di testa tua, e chiedi sempre consiglio ad un professionista!

Buona estate,

Diletta

 

Quando lo Yoga arriva nella tua vita, non è mai per caso

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Quando lo Yoga arriva nella tua vita non è mai per caso. Questo è stato tanto vero per me quanto per tutti quelli che ho incontrato nel mio percorso e a cui ho avuto la possibilità di chiedere in merito. Per me (così come per tutti coloro cui ho domandato) è stato come un campanello che mi ha richiamato al centro, e ancora adesso nei momenti di difficoltà che posso avere, questo campanello vigile mi ridesta e mi fa rendere conto dove mi trovo.

Lo Yoga arriva nel momento in cui saremo aperti abbastanza per permettergli di piantare in noi il seme dell’Amore Infinito. Arriva quando saremo pronti abbastanza ad esplorare i nostri risvolti interiori, le nostre emozioni più cupe e quelle più sfavillanti, arriva quando ci sentiremo pronti a  conoscerci intimamente, perché è proprio quello il punto di partenza per salpare verso le terre della gioia sincera.

Lo Yoga non è una pratica facile, non è quell’attività “tanto per passare il tempo”, ma ti scava nel profondo perché vuole far emergere la luce nascosta dentro di te, quella luce che ti rende unico e diverso da tutto gli altri. Scava per mettere in risalto l’essenza della tua identità. Sarò molto sincera: Non è una pratica adatta a chi non interessa prendere consapevolezza dei propri lati scuri e di quelli più chiari e da quelli evolvere e lasciarsi plasmare dall’amore immenso che prima di tutto dobbiamo a noi stessi, e di cui possiamo prenderne consapevolezza attraverso appunto lo Yoga, che induce all’ ascolto profondo del sé.

Ciò che distingue (a mio modesto parere) un praticante consapevole da un praticante “della domenica”, sta appunto nella consapevolezza che se si vuole raggiungere uno stile di vita improntato sul benessere e che corrisponda ai nostri ideali e alle nostre esigenze più vere, é necessario prima di tutto rimboccarsi le maniche e darsi da fare, essere ricettivi di ciò che lo Yoga ci comunica di noi stessi e da quelle informazioni prendere spunto per comprendere quale sia la strada migliore da percorrere per stare bene con sé e gli altri. Questa disciplina potenzialmente é in grado di cambiarci la vita in meglio, ma questo SOLO SE siamo noi a concederglielo. Nulla avviene per caso, ma siamo noi stessi fautori del nostro vivere e del nostro destino, non forze superiori o persone esterne a noi. Questo è uno dei grandi meriti di tale disciplina: farci rendere conto delle nostre infinite potenzialità e della responsabilità che abbiamo nei confronti del nostro modo di vivere. Non ci sono scusanti.

Proprio perché è una pratica complessa  e ricca di risvolti, essa potrà restare nella nostra vita tanto a lungo quanto più saremo pronti ad accogliere ogni suo messaggio, perché saremo allora in grado di comprendere che ognuno di essi è un invito prezioso per onorare ciò che siamo realmente.

L’unico fautore della propria felicità sei solo TU. Questo è il messaggio prezioso che ti sussurra lo Yoga ogni volta che pratichi.

Concedere alla Yoga di piantare il seme di una vigorosa e nuova piantina nella terra fertile del nostro Essere, significa concedere a noi stessi di esplorare la Vita in tutte le sue sfumature, non dare nulla per scontato e sentire di avere saldamente in mano le redini della nostra vita.

Accogli la tua Natura e godi di essa perché è ciò che di più importante tu possa avere!

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Le origini della sofferenza umana

Come affermato più volte, Yoga é molto di più della pratica sul tappettino! I principi su cui si basa sono solide fondamenta teoriche che spiegano assai accuratamente i motivi per cui si pratica la disciplina e a mio parere è importante conoscere almeno gli aspetti cruciali della filosofia alla base, proprio perché in questo modo è possibile comprendere che ogni cosa sperimentata sul tappetino di Yoga ha un motivo ben preciso, uno scopo da raggiungere, che lo differenzia perciò dalla semplice ginnastica e dallo stretching.

Secondo lo Yoga in particolare, la miseria della vita umana non è dovuta ad una punizione divina, né al peccato originale, ma bensì all’ IGNORANZA.

Non si tratta di un’ignoranza generica, ma all’ignoranza della vera essenza dell’ ANIMA, alla confusione che si fa tra questa e i fenomeni psicomentali, che ci spinge all’errore di attribuire qualità all’anima che invece, per sua natura è eterna, libera e autonoma. Si tratta insomma di un’ ignoranza di tipo metafisico. Aspetto molto interessante è che secondo gli antichi scritti indiani, tale ignoranza e confusione non possono essere evitate tramite la fede o la grazia (come ad esempio avviene nel culto cristiano). Il ruolo fondamentale nell’ottenimento della salvezza infatti, appartiene alla CONOSCENZA.

Lo Yoga crede che il distacco dell’anima dall’esperienza psicomentale con i quali spesso é confusa, si ottenga solo attraverso una conoscenza accompagnata da pratiche ascetiche e meditative.

L’uomo ritiene che l’esperienza psicomentale (attività dei sensi, pensieri, emozioni) si identifichi con l’anima. In questo modo confonde due principi totalmente diversi, tra i quali non esiste alcuna connessione, in quanto l’esperienza psicomentale non riguarda l’anima ma alla Natura (detta Prakrti) . Per la loro essenza l’anima e la Natura sono opposti. La salvezza si raggiungerà solo quando si è compresa questa verità.

Lo Yoga attribuisce valore esclusivamente alla pratica meditativa come l’unica in grado di rivelare all’essere umano la propria anima, mentre la pratica fisica di Asana e Pranayama serve per preparare il corpo fisico e purificarlo, in vista della meditazione, intesa come pratica principe della disciplina Yoga.

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Chin Mudra

Il termine Mudra racchiude in sé molti significati. Indica un gesto, una posizione mistica delle mani, un simbolo o sigillo, ma in realtà vengono chiamati Mudra anche delle posizioni di occhi, del corpo e delle tecniche di respirazione. I Mudra sono gesti potenti che impegnano aree specifiche del cervello esercitando un’influenza notevole su di esse; ad esempio una persona che compie frequentemente il Mudra dedicato al superamento della paura, sarà col tempo liberata dalla paura per il meccanismo di interiorizzazione e identificazione delle qualità di quel gesto specifico, ovvero il non avere paura ma bensì coraggio. Questo tra le altre cose è stato dimostrato da numerosi studi scientifici recenti, di cui uno tra questi ha mostrato come il porre frequentemente  e per almeno 30 minuti le mani chiuse a pugno all’altezza dei fianchi con i gomiti piegati all’esterno (come fanno i supereroi), aiuti la persona ad acquisire la forza e il coraggio e a sentirsi così come fosse forte e potente come un supereroe. Tutto ciò proprio perché entra in gioco il meccanismo psicologico dell’identificazione con l’oggetto con il quale abbiamo intessuto una relazione temporale piuttosto consistente, e ciò porta di conseguenza ad un assorbimento delle sue qualità.

Il Mudra più usato e conosciuto é proprio il Chin Mudra, il cui valore simbolico è davvero affascinante.

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Tale gesto delle mani viene quasi sempre proposto nelle lezioni di Hatha Yoga (spesso nella fase iniziale della presa di coscienza da seduti), ma quasi mai spiegato agli allievi. Lo si può assumere anche nel momento della meditazione. Nel Mudra in questione la punta dei pollici e degli indici di entrambe le mani si contattano tra di loro, a formare una piccola e perfetta circonferenza. Il pollice simboleggia il Cosmo, l’Universo, mentre l’indice la coscienza individuale, l’essere umano. Unire pollice e indice significa voler unire l’uomo con la consapevolezza universale: attraverso il Chin Mudra l’uomo esprime il desiderio di raggiungere questa unione, che è oltretutto lo scopo ultimo dello Yoga. Il potere del Macrocosmo si fonde con quello del Microcosmo attraverso questo gesto potente. Come potete comprendere dietro ad ogni gesto e movimento yogico c’è sempre un preciso significato simbolico che aiuta ad apprezzare sempre più questa disciplina, dandoci l’opportunità di comprendere maggiormente  la nostra pratica personale.

 

Meditazione “Nuvola”

Buongiorno a voi yogini!
Visto l’imminente arrivo della Pasqua,
simbolo della Rinascita interiore, ho
deciso di regalarvi una delle mie
meditazioni guidate preferite, per la cui
elaborazione ho preso anche spunto da
tecniche di altri professionisti che stimo
molto, per creare in questo modo una
piccola gemma preziosa molto utile per
aiutarci a scaricare le tensioni emotive
che ci attanagliano nel quotidiano.
Questa meditazione è stata anche al
centro della giornata di
approfondimento sulla salute
dell’intestino di 2 settimane fa, condotta
da me insieme all’Osteopata Arianna
Giuliani. In merito infatti ricordo che
molti (anche se non tutti ovviamente)
dei disturbi di questo organo sono
dovuti alla somatizzazione di tensioni
emotive più o meno consapevoli. 
Potete sperimentare questa
meditazione anche da soli, leggendonla
per intero e poi riviverla con gli occhi
della mente neisuoi vari passaggi, con
occhi chiusi e in una  posizione comoda.
Potete anche farvela leggere da un’altra
persona che vi possa accompagnare con
amore e gentilezza in questa
esplorazione profonda dell’Essere. Mi
raccomando scegliamo sempre un posto
confortevole e silenzioso quando
meditiamo!
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MEDITAZIONE NUVOLA

 

Chiudi gli occhi e fai un respiro profondo.

Inspira ed espira dal naso.

Porta l’attenzione al tuo corpo fisico.

Inizia dalla testa …

rilassa i muscoli del volto … degli occhi … e della bocca …

il collo e le spalle si rilassano …

e le braccia fino alle mani.

Il torace e la pancia si rilassano …

la schiena e la colonna vertebrale si

rilassano.

Anche i glutei e le cosce si rilassano …

e le gambe fino ai piedi.

Inspira ed espira lentamente … senza forzare il respiro.

Semplicemente ascolta l’aria che entra

ed esce dal naso.

Se dovessi percepire una tensione …

un disagio fisico o emotivo …

inspira ed espira profondamente …

e immagina che quel disagio esca

semplicemente  attraverso il respiro.

Sii presente nel tuo respiro.

Sii il tuo respiro.

il tuo corpo è piacevolmente rilassato.

Con gli occhi della mente immagina di

trovarti nel in immenso prato verde

smeraldo.

Il manto è  soffice e invitante

e decidi di toglierti le scarpe e di

sdraiarti.

Ora che il tuo corpo è piacevolmente a

contatto con il prato,

fai qualche respiro profondo

Senti il profumo dell’erba,

senti il tepore della terra sotto di te

Percepisci un rilassamento sempre più

profondo.

Il cielo è terso,

il suo azzurro ti dona un senso di

grande serenità.

All’improvviso compare all’orizzonte

una nuvola bianca.

Pian piano si avvicina e si ferma

proprio sopra di te.

Inizi a osservarla,

proprio come fanno i bambini

Ne guardi le dimensioni, la forma.

Lentamente la nuvola si avvicina e le

concedi di entrare in profondità dentro

di te attraverso un bel respiro.

La senti scivolare dentro di te ed

espandersi in tutto corpo.

Ogni singola cellula del tuo corpo é

avvolta dalla leggerezza della nuvola.

Come una spugna la nuvola assorbe

dentro di te tutto ciò che é dissonante,

tutte le tossine fisiche ed emotive che ti

impedivano di essere pienamente TE.

Ti senti pieno di nuova luce e gioia,

leggero proprio come una nuvola.

Attraverso un bel respiro la nuvola

abbandona il tuo essere attraverso le

narici, diventata nera e pesante, carica

delle tue tossine.

Segui con gli occhi la nuvola nera

allontanarsi da te, fino a scomparire

lungo l’orizzonte.

Rimani con la leggerezza e la gioia nel

cuore, accoglile dentro te.

Riporta l’attenzione al respiro regolare

e calmo, inizia poi a contare da 6 a 1, e

mano a mano, lascia che il corpo si

risvegli e riprendi il contatto con esso.

Quando arrivi all’1 Apri lentamente gli

occhi e riprendi contatto con l’istante

presente.